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lunedì 4 giugno 2012

Prima legge della robotica: tra Brandon e Dylan vincerà sempre Dylan

Rieccoci alla rubrica sfigati senza una lira, che ogni anno intorno a giugno si compone di un post pieno di amarezza in cui dico che i falò sulla spiaggia son sopravvalutati e le città deserte d'estate hanno un non so che di romantico. E poi passo a elencare le serie da vedere e di solito dico che c'è True Blood e non vedo l'ora e poi che mi riprometto in questi 3 mesi di recuperare i Soprano o The Wire o Homicide o roba davvero molto molto figa che ha fatto la storia della tv. 
E poi sostanzialmente finisce sempre che True Blood si rivela inguardabile e le serate le trascorro davanti ai film catastrofici della seconda serata di Canale5. Quelli del ciclo "Brivido" o "Alta tensione" o "Brivido ad alta tensione", una roba così. Di interessante è che c'è sempre un attore ripescato da qualche telefilm anni '90 che davo per assodato fosse morto per droga. Tipo l'anno scorso c'era Luke Perry che faceva l'astronauta o simili e lo spedivano a bombardare un asteroide che minacciava la Terra. E io ho pensato, beh, se proprio dovessi scegliere un attore fallito dei telefilm anni '90 per salvare la Terra da un asteroide, dove devo firmare per mandarci Dylan?


Elencando veloce:
per la serie Avvocati molto fichi, ripartono Suits e Franklin & Bash
per la serie Cagata coi lupi mannari ma perché alla mia età guardo sta roba, riparte Teen Wolf
per la serie Ma non è finito 2 settimane fa?, inizia la terza stagione di Pretty Little Liars, figlia della programmazione a cazzo di ABC Family
per la serie Ehi, avevo scritto qui e letto ovunque, anzi prima letto ovunque e scritto qui che Weeds era finito e Nancy Botwin l'avevano sparata, ecco no. Weeds torna con l'ottava stagione. Non chiedetemi perché
per la serie che tutti aspettavate dall'anno scorso date le mie intense recensioni tornano a gran richiesta i vermoni giganti di Falling Skies
e poi ovviamente torna True Blood col suo carico di storyline a caso
e poi ovviamente torna Breaking Bad, e mentre scrivevo Breaking Bad ho abbassato il capo in segno di rispetto.


L'angolo del fioretto che verrà sicuramente disatteso
No davvero giuro che a sto giro i Soprano li recup... ok, non ho potuto fare a meno di andare a cercare la filmografia di Luke Perry:
Invasion, Patto letale, L'Uragano, Mistero alle Bermuda, Supernova, Al centro della Terra.
Esigo. Maratona. Ieri.

lunedì 29 agosto 2011

Suits

Un paio di post fa ho nominato questa serie come una da tenere d'occhio, avvertendo che si trattava di un procedurale e che non era caciarone come Franklin & Bash. Ora, arrivata al decimo episodio della prima stagione e con una seconda già approvata per l'estate prossima, posso dire abbastanza con sicurezza che Suits ha del potenziale da vendere. Ho letto qui una buona analisi dell'ultima puntata andata in onda, di gran lunga la migliore della stagione, e mi ha fatto riflettere un po'. Innanzitutto, i legal drama mi piacciono molto, così come amo i legal comedy (me lo sono inventato ora) come appunto Franklin & Bash, o come ai bei tempi Ally McBeal, quindi li guardo sempre volentieri anche quando non c'è traccia di orizzontalità (i vari Law & Order per esempio). Ecco, ho capito che Suits di legal ha veramente poco. Ok, i protagonisti sono avvocati, gli argomenti sono quelli lì, casi della settimana, mancano solo i tribunali, che se ne vedono pochi perché qui siamo nel mondo dei corporation attorneys, che più altro maneggiano numeri e contratti milionari e sostanzialmente “patteggiano”. Al momento, Suits viaggia su due binari: può rimanere una serie media, un passatempo settimanale estivo, oppure evolversi e diventare una gran prodotto. Il decimo episodio è stato decisivo.
Andiamo con ordine: siamo a New York. Mike Ross è un twentysomething che per mantenersi si finge studente e sostiene gli esami universitari al posto degli studenti veri, che poi lo pagano. Come fa? Ha un'intelligenza fuori dal comune, aiutata da una grande memoria fotografica. Ha sempre sognato di terminare gli studi e diventare avvocato ma anni prima l'hanno cacciato dal college. Per una serie di circostanze un giorno si ritrova in un hotel dove si stanno svolgendo dei colloqui per il posto di associato per un grande studio legale e si infila nella stanza dell'esaminatore. Sostiene il colloquio, lo supera ampiamente ma ammette di non essere mai andato alla scuola di legge, in più quello studio assume solo laureati di Harvard. E qui la sua vita cambia: il tizio che gli fa il colloquio è Harvey Specter, che decide di assumerlo lo stesso, convincendolo a mentire sul titolo di studio. Lo dico ora: Harvey è un Personaggio di quelli che ti rimangono impressi e vorresti incontrare chi se l'è inventato per stringergli la mano. Praticamente? Coolness a fiumi. Determinato, sicuro, bello, furbo e stronzo come pochi, il tutto condito da un carisma enorme, un senso delle regole tutto suo e un possibile ghost che ancora dobbiamo scoprire ma è nell'aria. Da lì in poi, la serie si gioca sostanzialmente su casi della settimana, con Harvey-mentore e Mike che cerca di non farsi sgamare. A questo punto io seguivo con interesse ma neanche più di tanto. Sì, belle storie, personaggi non male, ma mancava qualcosa. Che è arrivato. Nel decimo episodio i due si scontrano apertamente. Mike vuole sapere perché Harvey, che è uno che sostiene di badare solo a se stesso e ai suoi interessi, si premura tanto per lui. E Harvey risponde una cosa che mi ha spiazzato. Che non vi dico. Perché va bene annunciare lo SPOILER però quella è una scena con la S maiuscola e Harvey praticamente risponde con un gesto (non un gestaccio) che è indescrivibile (ma l'ho tumblerato qui). Va visto. E soprattutto in un minuto di dialogo è venuto fuori il concept della serie, che fino a quel momento mi era sfuggito e quando gli sceneggiatori si inventano ste cose a me commuove sempre un po'. Però posso dirvi la sostanza. Suits è questo: l'importante è raggiungere il proprio obiettivo, anche giocando sporco e rischiando, perché l'unica cosa che conta è il prestigio che ne deriva, non come ci si è arrivati. O almeno, Suits dovrebbe essere questo, in parte lo è, in parte no.

Gli autori sono a un bivio: continuare con il legal, condito da soldi, belle donne, completi (i suits del titolo) di Tom Ford da 12000 dollari (quelli di Harvey of course), macchine con autista (sempre di Harvey) e superattici di lusso (Harvey...), oppure puntare tutto sui personaggi. Portarli alle estreme conseguenze (che se no verrebbe meno la premessa: perché sbattersi a pensare a un protagonista buono ma con una finta laurea e quindi in un certo modo corrotto? Se ce l'aveva ed era semplicemente un neoassunto un po' ingenuo con un capo stronzo andava bene uguale). L'anima di questa serie è il confronto fra Harvey e Mike, il primo, sempre perfettamente impeccabile, che non si vergogna di far giochetti per arrivare in alto e l'altro, sempre perfettamente fuori posto, che invece si vergogna ma gioca sporco lo stesso. Anzi, la sua bugia è più grave di quelle di Harvey che più che altro è un generatore automatico di favori: aiutare qualcuno non per aiutarlo davvero, ma perché quel qualcuno dopo ti dovrà un favore che tu potrai sfruttare. Insomma, mancano due episodi alla fine della stagione, speriamo in bene e profonda invidia per gli autori che hanno in mano qualcosa di davvero buono. Com'era il proverbio? Chi ha il pane non ha i denti? Ecco, autori non sputtanate questa serie per favore, che nel caso ho già ho il lancio per la seconda stagione:
Suits: la versione cattiva di White Collar”.
E viva il bromance.
Postilla: comunque vale la pena guardarlo solo per la soddisfazione di diventare fan dei capelli di Harvey su facebook.
Chi c'è:
Gabriel Macht è Harvey e ce lo ricordiamo in poche cose, ma soprattutto era l'amico e convivente di John Travolta in Una canzone per Bobby Long e io non l'avevo mica riconosciuto da quanto è diverso.
E poi c'è Gina Torres, nota a noi nerdoni per aver fatto Firefly.
Mike è la prima volta che lo vedo, credo.
Rachel, possibile love interest di Mike e paralegal nello studio, l'abbiamo già vista in Fringe.

giovedì 4 agosto 2011

"Ma quanti telefilm guardi? Ma fatti una vita!"

Freaks
Ne parlano tutti. E alla fine l'ho visto. Che dire? Freaks è fatto da dio. Girato benissimo, una fotografia che me la sogno la notte da quanto è bella, attori credibili, dialoghi divertenti, la sigla è una figata. Però c'è un però. Occupati a ricoprire il prodotto con palate di coolness e citazioni, si son dimenticati di un piccolo particolare: la storia. Eh, perché la trama è un filo traballante. E non accetto come giustificazione il fatto che se viaggiano nel tempo tutto è concesso e io devo sospendere l'incredulità a priori. Il discorso sul tempo wibbly wobbly timey wimey lo prendo come credibile solo da una serie inglese che dura da 50 anni e pronunciato da David Tennant. Chiunque altro si deve impegnare di più e metter su qualcosa che regga. Il problema è che guardando Freaks ci si rende perfettamente conto di quali erano le intenzioni, ma la resa finale è un grosso WTF?! con la sensazione che non si siano proprio messi lì non dico a riscrivere la prima stesura, ma anche solo a rileggerla. Il risultato è una serie di situazioni un po' random, che prese singolarmente son anche belle, ma che a livello di storia non vanno a costituire dei tasselli solidi, anzi, alla fine non si capisce quasi niente. Quello che manca agli autori di Freaks non è talento di scrittura, o bravura o altra roba così. A loro è mancato uno script editor. Oh però ad avercene... che è anche un po' triste da pensare, perché in Inghilterra hanno Misfits e noi per avere un prodotto che almeno il tentativo lo fa abbiamo dovuto aspettare che un gruppo di ragazzi se lo inventasse da solo. E il problema è anche questo. L'avessi visto 5 o 6 anni fa avrei probabilmente gridato al capolavoro, perché ancora non avevo visto niente. Ma oggi, dopo Misfits e una vita ormai consacrata al culto del Doctor Who non posso non vederne i difetti. Però di pregi ne ha un sacco e io li attendo al varco della seconda stagione, che voglio che spacchi. Lo pretendo.
Sirens
Di questa serie io mi sono innamorata. E sto aspettando con ansia che mi dicano che ci sarà una seconda stagione. Il bello e il brutto delle serie inglesi è che durano poco. Forse è per questo che son sempre belle. Sei episodi e poi tutti a casa. Non è che ti puoi permettere di fare filleroni o riempitivi, in effetti. Quindi, spesso, capita di vedere i sei episodi che compongono una stagione tutti di fila e di rimanerne letteralmente estasiati. Sirens è intelligentissima, originale, divertente. Ci sono riflessioni acutissime e stronzissime sulla vita, l'amore, il sesso, l'amicizia, lo stress. Il protagonista, Stuart, è già entrato nella mia personale top ten di personaggi preferiti ever e il suo rapporto con la migliore amica Maxine è l'ideale di coppia che ho in mente io. Il punto di vista poi è particolare: essendo i protagonisti dei paramedici, praticamente passano il tempo a ipotizzare teorie sulle reazioni fisiologiche delle persone. Per esempio, quando succede un evento drammaticamente forte (in positivo o in negativo) che mette in moto l'adrenalina, subito dopo il tuo corpo reagirà facendoti sentire nervoso e attivo, per poi crollare magicamente in una forma di depressione. Ok, questa è la spiegazione estesa, loro usano semplicemente la formula: up, horny, down. Insomma, andatevi a imparare l'accento di Leeds (non c'è traccia di sottotitoli ahimè) e recuperate questa serie tipo ora.
Teen wolf
Un po' mi vergogno, ma Teen Wolf lo sto davvero guardando. Forse una parte di me spera che diventi il nuovo The Vampire Diaries e cioè che da accozzaglia di scene random e bellocci di turno si trasformi in un telefilm vero. Tipo con una storia e dei personaggi, avete presente? Comunque per adesso lo uso per addormentarmi, alternandolo con Falling Skies e Pretty Little Liars. Ho sempre avuto problemi a prender sonno ma grazie a questi prodotti ormai crollo che neanche sotto tranquillanti. Comunque, Teen Wolf è proprio brutto. Gli attori non sanno recitare, la storia non si capisce (o forse dipende dal fatto che spesso mi addormento a metà e non mi preoccupo il giorno successivo di vedere la fine dell'episodio?) e ci sono un po' di cose che davvero non sopporto.
  1. Attori evidentemente trentenni che fanno la parte dei 15enni.
  2. Un continuo di ridicoli sguardi truci.
  3. Dialoghi idioti.
  4. Personaggi che girano con addosso i cartellini dei ruoli: “Lo Stronzo”, “La Stronza”, “Sto evidentemente per morire”, “Il Simpatico”, “La Mamma Easy”, “Il Padre Cazzuto”. E questo è il massimo di caratterizzazione che possiamo avere
  5. I vestiti. Allora, i ragazzi indossano felpe e jeans, come si suppone facciano tutti i quindicenni di questo mondo. Le ragazze invece vanno a scuola in tubino e tacchi a spillo. Ok, le giovani di oggi sono molto più sveglie di come eravamo noi all'epoca e se non vogliono indossare il maglione Best Company della sorella maggiore riciclato dalla cugina non lo fanno e basta. Però, insomma, l'abbigliamento superglamour da sfilata SEMPRE va bene in Gossip Girl. Seriiiina e Blair vivono nell'Upper East Side e almeno nelle premesse quella serie non si prendeva troppo sul serio, ma qui siamo in una sperduta provincia americana, davvero le ragazzette sono così? Perché allora non è giusto. Se una ragazza è costretta a sedici anni ad andare a scuola col tacco quindici in una serie estiva di mtv sui lupi mannari, allora anche i ragazzi si devono adeguare. Vogliamo la parità cazzo. Quindi dal prossimo episodio tutti vestiti come Chuck Bass.
  6. Il lacrosse ha rotto i coglioni.
Comunque tutto questo non è niente. Perché davvero, potrebbero fare una serie bella, potrebbero buttar giù dei dialoghi citazionistici paurosi alla Buffy, potrebbero licenziar tutti e prendere degli attori veri e un direttore della fotografia la cui unica capacità non sia solo “l'effetto buio/blu sempre”, ma questa serie ha perso tutto quando nei panni del cattivo/cazzuto/maturo/mentore del protagonista... hanno assunto uno che faceva Settimo Cielo. Ogni volta che lo vedo mi immagino un 7th Heaven con svolta mannara, in cui questo si trasforma e strappa la giugulare al reverendo Camden. Anzi, meglio. A quella bigotta insopportabile della moglie.
L'angolo del cosa c'è di nuovo sotto il sole di agosto: poco o nulla.
Innanzitutto c'è Suits, serie avvocatesca che finora non mi dispiace. Ha del potenziale, oddio non è adorabilmente cretina come Franklin and Bash, però ci vedo degli sviluppi interessanti (sempre che lascino a casa un po' di retorica).
Web Therapy è ancora in forse. Ok, lo ammetto, non ho mai sopportato Lisa Kudrow. Sì, avete capito bene, odiavo Phoebe, denunciatemi. È che ha un modo di recitare strascicante... esiste questa parola? Comunque apprezzo che questa serie, da quello che ho capito, cerchi un filo di continuity e non solo puntate autoconclusive. Vedremo.
The Hour è il Mad Men inglese. O almeno così ho letto in giro. In realtà l'unica similitudine con la serie di Don Draper è l'ambientazione anni '50 e una quantità inimmaginabile di sigarette. Per il resto, racconta la storia della nascita del giornalismo televisivo d'assalto e lo fa bene. Vabbè, son inglesi, avevate dei dubbi?